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Terapia sperimentale Parkinson: si lavora sul risveglio di cellule cerebrali

Ci sarebbe un farmaco, pronto ad agire nel cervello per migliorare i sintomi e rallentare la malattia.

Non un semplice trattamento, ma una vera e possibile svolta per chi soffre del morbo di Parkinson. A svelare questa soluzione è un team di ricerca internazionale dell’Università di Bristol, in Gran Bretagna. Nella loro collaborazione con l’Università di Cardiff e la Columbia Britannica, è stato testato un particolare dispositivo. Il suo scopo è di andare a somministrare un particolare farmaco, che agisce nel cervello; questo dispositivo viene sistemato proprio dietro l’orecchio. Ecco perché ha un’immediata azione.

La sua funzione è di migliorare i sintomi del Parkinson, riuscendo anche a rallentare e arrestare questa malattia neurodegenerativa. La procedura sperimentale prevede una somministrazione al mese di infusioni del GDNF, derivato dalla glia. Non è un caso che si parli proprio di questa proteina, visto che già in passato ha avuto modo di dimostrare le sue capacità di miglioramento delle cellule. Riuscire a risvegliare le cellule danneggiate del cervello potrebbe aiutare le oltre 250mila persone che vengono colpite (solo in Italia) da tale patologia. Approfondiamo di seguito quanto è stato mostrato dalla terapia!

Che cosa prevede la terapia sperimentale per il Parkinson

Come detto, il piccolo dispositivo che si applica vicino all’orecchio prevede un sistema di erogazione che riesce ad agire sul cranio del paziente. Il merito è della glia, che è una proteina utile per sostenere la sopravvivenza delle cellule. I ricercatori hanno avuto modo di lavorare sulle scansioni cerebrali, fino a ottenere dei risultati che hanno definito molto “promettenti”, soprattutto sui neuroni dei pazienti trattati. Per ora per lo studio, già pubblicato su Brain e sul Journal of Parkinson’s Disease, non avrebbe saputo dimostrare il rallentamento o l’arresto della malattia.

Non vi è però demotivazione, perché ora servono prove specifiche per dare merito a tale terapia. Questo vuol dire che gli scienziati, che sono riuniti attorno al professore Alan Whone, dovranno continuare con le proprie ricerche, partendo da indagini che riusciranno a mettere in luce il miglioramento sui pazienti. Un miglioramento che è descritto dai ricercatori come superiore rispetto a quello di placebo. 

Nel periodo di ricerca, il team dell’Università, ha coinvolto un gruppetto di 6 persone colpite dalla malattia. Dopo una prima fase, utile per poter dimostrare la buona tollerabilità del dispositivo, il numero di persone coinvolte nello studio è aumentato fino a 41 pazienti. E’ così che si è poi testata la GDNF, in modo da valutare i suoi effetti e confrontarli direttamente con il placebo.

Risvegliare e ripristinare le cellule cerebrali è possibile

La fase di analisi è durata 9 mesi, con la somministrazione di un’infusione ogni 30 giorni. Il GDNF ha permesso di ottenere un miglioramento pari alla totalità, ovvero al 100% dei pazienti colpiti dal morbo di Parkinson. Il suo lavoro ha permesso di concentrarsi sulle cellule cerebrali danneggiate, fino a “risvegliarle e ripristinarle”.

Il professore Whone, si è detto orgoglioso rispetto alle prove ottenute, che sarebbero le più convincenti mai viste fino ad ora. Non a caso parla di una vera e propria svolta, per una terapia che aiuterà a trattare condizioni neurologiche. Agire direttamente sul cervello è il vero plus, poiché molte altre terapie non sono in grado di attraversare il flusso sanguigno per colpa di una barriera naturale che protegge il cervello.

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Alessandra Battistini

Web writer nata e cresciuta a Bologna, tra tortellini e canzoni di Lucio Dalla e Gianni Morandi. Studentessa di Lettere Moderne con la passione per la scrittura.

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